Diritti che vanno, diritti che vengono

Ho guardato dentro me stessa.

In una notte buia, popolata da fantasmi finalmente reali.

Quella notte nulla è riuscito a fermarmi, avevo il cuore a mille, le gambe deboli non mi reggevano.

Voci assordanti nel silenzio,

in una solitudine d’inferno.

In un attimo solo scene infinite si sono risvegliate smettendo i panni di vaghe sensazioni.

Oggi sono qui, convalescente e innamorata. Innamorata della vita, innamorata di me. Per amare bisogna amarsi.

Tu non me l’hai permesso ed io mi sono riappropriata di un diritto che mi appartiene.

Stavolta davvero…chi mi ama mi segue.

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Curre curre

Io corro. Tu corri. Egli corre.

“Do’ cazzo vai?”. Come dargli torto.

Ricordo ancora che, da bambina (appena una manciata di anni fa se proprio dovesse prendervi la curiosità) giocare a nascondino mi provocava un piacere che, a tutt’oggi, mi risulta difficile da descrivere.

Avvertivo un formicolio fortissimo derivante, forse, da continue scariche di adrenalina che mi attraversavano. E mi piaceva, così come oggi mi piacciono tante altre cose.

[Sulle mie labbra]

Giocare a nascondersi, toccare un braccio e scappar via. Continuo a farlo: è la timidezza (ma solo in parte). Il resto è piacere.

Sì! P-i-a-c-e-r-e. Nessuna vergogna.Immagine