Sì che sei tu

Rileggo il mio ultimo post…mi sa che risale alla morte di Bowie…ma parla di mio figlio. Sì, ho un figlio ed è la ragione per cui ho mandato a puttane tutto. Lui governa il mio mondo. Lui rende migliori o peggiori le mie giornate e che a voi piaccia o no, in questo momento scrivo e penso a lui.

La mia vita in questo momento ha il sapore dei pannolini sporchi, delle nottate in bianco pensando ai dentini o alle orecchie infiammate. Mi piace? Non lo so ma almeno lui rende significativa la mia vita. Eh sì che sicuramente starò sbagliando, che nel libro che sto leggendo si dice che un figlio non può costituire il centro del proprio mondo ma sapere cosa vi dico? Che a me non me ne fotte un emerito cazzo, che qui accanto a me ho la ragione per cui vivo e a cui regalo il mio amore incondizionato senza che debba temere di soffrire come con tutte le altre persone.

Sì che lo so. Lo so che sono folle.

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Avrò cura di te

Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva.

da Gramellini- Gamberale Avrò cura di te


Toc toc, c’è nessuno?

Sembra quasi prendermi in giro mentre chissà cosa sta facendo. Si muove, fruga, come un gatto che gira e rigira su se stesso per “farsi il posto”, come si suol dire.

E poi più nulla ed il mio pensiero vola altrove. Eppure, appena ne avverto il bisogno, come se per un sesto senso, torna a farsi sentire, riempiendo il mio smarrimento.

El tiempo entre nosotros

tempoC’è tempo e tempo. C’è il mio “ora”, così lento e dilatato da mettermi a disagio, un “ora” che scorre pigro perchè non deve rendere conto.

C’è il tempo noioso che mi fa bruciare lo stomaco e che mi rende brutta e cattiva.

C’è il tempo in attesa, quello che di notte mi fa urlare “NO!”, quello che mi toglie l’appetito e non mi fa cantare.

E poi c’è il tuo tempo, dolce come il cucchiaino di miele che ti sciolgo nella camomilla per addolcirti, saporito come la pizzetta a colazione, consolatorio come il ketchup sulle patatine o la carta di kinder che sporge dalla federa del cuscino.

Chorizo

E mentre rovista con le sue luride mani nella borsa, penso che non me ne frega nulla. Mentre lui scava, con fare asettico, tra le mie mutande io ripenso alla chiacchierata nel verde di Parc Guell, a quelle costruzioni così naturali, all’atmosfera e ai sorrisi.

Ripenso alla colazione da Starbucks che tanto odio ma che mi pesa meno se a te brillano gli occhi, alla tua richiesta disperata e al mio non saperecherispondere.

Ripenso al mio telefonino staccato e alla tranquillità di un sangria sotto allegre gocce d’acqua.

E poi…e poi all’arrivo in albergo e alla nostra sorpresa subito inaugurata, alla fame nella Boqueria e alla frutta condivisa a morsi d’entusiasmo.

E ancora a te che mi afferri per le gambe e ai giochi sperando che questa sia la volta buona. Ai cani in metro e al mio “cièandatabene”.

Ripenso poi a ieri, alla tristezza felice e al rientro; a me che ronfo dopo averti chiesto di vedere “Spiderman 2″e a te che mi copri e non dici niente.

E poi ripenso a lui che, nel frattempo, ha scoperto cosa dallo schermo non riusciva a decifrare: il chorizo!

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L’ultimo regalo mi aspetta

Che analogia sussiste tra le festività natalizie e l’organizzazione di un matrimonio? Ve lo siete mai chiesto? Io sì e credo almeno un centinaio di volte da quando mi sono svegliata stamattina. Sarà forse la naturale conseguenza della mancata visione del cinepanettone? Perchè se le cose stanno così…mi sa che qualcuno le prenderà di santa s-ragione.

O forse sarà la Sambuca al caffè? O il Castagnino (avvelenato)? O forse la frase che ancora mi risuona nelle orecchie.

Se dici qualcosa a tua madre o a tua nonna vengo fin lì e ti rompo il culo.

Lasciando perdere per un attimo il senso letterale della frase -Dio che dolore!- ciò che mi colpisce, essenzialmente, è che a pronunciare la qui presente frase sia stata una donnina minuta, dall’aria inoffensiva, pronta sempre a prodigarsi per tutti e che, giusto di tanto in tanto (da leggersi con tono ironico please) si diverte a distorcere la realtà.

Bene – mi dico – se allora le cose stanno così, esiste altro da aggiungere?

Avete presente quelle palline “pazze”, tutte colorate, che i bambini adorano scagliare con violenza contro le pareti sperando che, rimbalzando, finiscano dritte dritte in faccia ad uno degli adulti presenti? Bene, se avete ben chiaro in mente la scena o se almeno una volta nella vita anche voi lo avete fatto, lasciate perdere quel portentoso bambino puzzone e focalizzate l’attenzione (sempre se non troppo concentrata sul panettone senza canditi che avete appena posizionato sul tavolo) sulla pallina e capirete cosa ha spinto la mia amorevole zietta a rispondermi, gratuitamente in quel modo.

A Natale puoi cantavano i miei mostri oppure quando uno dei membri della famiglia è in procinto di sposarsi, destabilizzando tutte le falsità radicatesi in mesi , direi anni, di silenzi sapientemente consumati e di lamentele ben seminate.

Ed ecco che (forse) avrete compreso el símil con cui ho aperto il post.

E per me, che desideravo un Natale di ammore resta sotto l’Albero un unico piccolo pacchetto. Che lei sia con me!

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Tenendo fede ad uno dei buoni propositi per il 2014…

…sono qui a pubblicare l’ultimo post del 2013.

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Incontri del trenotipo

Non riesco a smettere di guardarli: lui, con gli occhi teneri e vicini, una maglietta che ne rivela l’età e lo sguardo pulito di chi ancora crede nei sogni; lei con i capelli spettinati e così rara nella sua spontaneità che gli accarezza un polso come stesse lucidando un tesoro dal valore inestimabile. Sembrano di ritorno da una gita, di quelle rubate alla routine quotidiana, al grigiore della città ed emanano ad ogni respiro un luccichio che illumina un po’ anche a me. Giusto un po’.

Istantanea di amore rubata.

E poi i simpatici e giovanissimi nerd, ognuno alle prese con lo stesso gioco ma da dispositivi diversi e lo sguardo fisso e concentrato. Il mondo per loro non esiste. Vestiti in modo semplice al punto da sembrare trasandati con enormi zaini zeppi di tecnologia. Si scambiano occhiate di sfida come se intenti in chissà quali imprese.

– Mi devi aiutare. Dobbiamo far collassare qualcuno il 31, voglio scrivergli con il mio nuovo pennarello nero indelebile sul viso. Che poi la Paola vuole che non si tocchi nulla fino alle 10, vuole che si parli. Ma che poi, si parli di cosa? Del tempo? Le concedo fino alle 7, non di più.

Indovinate la loro età.

E come dimenticare lui, l’indomabile cannaiolo? Seduto accanto alla madre, masticando a bocca aperta, dice ad un signore dall’aria distinta ed un foulard sgargiante che mi fa sorridere:

– E’ inutile che ci provi, rimorchione del cazzo! Anche se l’ha fatta sedere non vuol dire che gliela lascio (Indicando con una madre la madre mentre con l’altra si porta alla bocca un Ringo ad una velocità mai registrata prima dai miei occhi attenti).

Ed il povero signore in questione che si guarda attorno con il volto sgomento come a dire “Che pazienza!”. Quella stessa pazienza che dopo è servita a me per non sembrare scortese nei confronti del suo diretto invito a fumare canne pur di sopravvivere in Italia, il paese della repressione sessuale. Mah!

Eppure nulla a che vedere con i furbi occhi da topolino del bimbetto ciociaro che, pur di attirare la mia attenzione, mi ha prima presa a calci e poi mi ha offerto, sorridendo, il ricco bottino di attente pulizie di primavera. Lui sì che ha retto lo sguardo e, occhi negli occhi e a distanza più che ravvicinata, mi ha corteggiato galantemente.

Semplici viaggiatori.

Eres mi sol

Ed il mondo potrebbe paralizzarsi.

Non importerebbe chè in questo momento ci siamo solo io e te…

E’ da stamattina che continuavo a sorriderti, anche al semaforo quando, nonostante il verde, sarei rimasta con te. E poi mi hai lasciata, chissà dov’eri mentre avevo bisogno di te, mentre pensavo a te e a tutto quello che avresti potuto darmi.

Ed ora, mentre lui non può vederci, siamo assieme. Per caso, su un muretto. Mi baci ed io sto meglio, sorrido e mi riscaldo.

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