Controllate periodicamente le teste dei vostri figli

A passo svelto torno a casa, cercando di evitare le innumerevoli pozzanghere a cui mi sento ormai affezionata. E mentre penso alla mia imbranataggine, ecco che ne becco una in pieno, giusto con quello stivale. Ma vaff….ben mi sta – mi dico – che poi a pensarci bene l’avevo quasi spuntata io contro la maledetta tiranna.

Lassamm sta’!

Che poi mi torna in mente un cartello letto qualche ora prima: Controllate periodicamente le teste dei vostri figli!

Sarà deformazione professionale o la consolidata esperienza in pippe mentali e affini ma immediatamente ho pensato al benessere psicologico dei miei elfi. Ecco che attacco con l’ennesima!

Se anche a me avessero controllato, non dico assai ma di tanto in tanto, la testa forse non sarei qui, sotto l’acqua mentre ho lasciato altra acqua a scorrere in casa. Che poi lo sapevo io che i fari erano spenti, così come sapevo io di aver chiuso casa il 31 ottobre, così come potevo benissimo immaginare di aver inserito l’antifurto due mesi prima.

Comico vero? E meno male che non sto continuamente a lavarmi le mani, almeno. Che poi, a esser sincera, solo dopo dieci minuti ho avuto la santa illuminazione, sentendomi anche abbastanza stupida tra l’altro. Quel cartello aveva come unico scopo quello di evitare, tra gli gnometti, il dilagare di un fenomeno tipico del loro mondo magico. E allora a passo più svelto di quello con cui sto beccando tutte le pozzanghere son scappata via. Mi sa che questi stivali finiranno direttamente nel cassonetto.

Ops…intanto tutta quell’acqua sarà uscita a farsi un giretto?

Smuack :*Immagine

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La rentrée

La rentrée

La qui scrivente, anche se a nessuno gliene dovesse fregare una mazza, promette solennemente che presto tornerà ad allietarvi con divertenti e irrinunciabili post dal carattere melodrammatico e dall’accento tipico partenopeo….sempre se prima riesco a cacciar fuori la mia testa!
Vi amo tutti.

Rotola la vita…

Ricordarsene così, dopo 30 anni, e coinvolgere persone che nemmeno ti considerano o, giustamente, non sanno un bel niente di te e ti vedono per la prima volta. E allora giù , di nuovo, come un mese fa quando spesso smettevi di respirare.

STOP! Miiiiii che angoscia. Un attimo che mi sciacquo la faccia e torno.

5 minuti dopo…

Dicevo…ah sì, scusate.

Prima o poi, nella vita, capita a tutti quel senso di imbarazzo, misto anche a ira furibonda, che ti assale nel momento in cui tutti ridono e la loro ilarità si diffonde a macchia d’olio, per effetto della legge della sfiga secondo cui la velocità di propagazione è direttamente proporzionale alla figura di …, sì ci siamo capiti.

Nel frattempo TE sei l’unico a non ridere!

Ed è in quel momento che realizzi mentalmente tutta la comicità della scena: metti un piede in fallo, la gamba destra che lentamente scivola lateralmente, il corpo che si sbilancia in avanti in modo goffo a causa delle borse e, in un attimo, la testa nello stipite della porta. Risultato esilarante, no?!?

Immaginate la scena e godetevela tutta. Avrete la mia benedizione.

Un sillogismo salverà la scuola italiana

Ogni domanda è una grinza che si somma a quelle che gli anni, vuoi o  non vuoi, ti hanno regalato.

E’ del ’50  – e una gran tristezza mi assale. Mi rendo subito conto di quanto io, alla fine, sia fortunata. Stamattina pochi ce l’hanno fatta e negli occhi degli altri nemmeno un pensiero.

Lo sapevano già. Sono venuti senza crederci.

Che sistema di merda, il nostro!

Da giorni mi chiedo come possano dei quiz di logica, degli insieme e dei sillogismi misurare la bravura di un docente.

Ammetto che non apprezzo in modo particolare i giochi di logica presenti nella Settimana Enigmistica, ma non è questo il motivo per cui mi sento fortemente indignata. Il mio è un lavoro in cui conta il cuore,  la capacità di leggere l’altro, di sostenerlo, di capirlo, di spingerlo a crescere. La didattica c’entra (molto spesso) davvero poco. I contenuti che ogni giorno cerco di trasmettere sono miseri se paragonati a quanto io abbia mai potuto apprendere all’Università. Eppure…eppure il governo ha deciso che un docente d.o.c. debba dimostrare di saper risolvere tutti i giochini della Settimana Enigmistica. Io non ci sto! Vi giuro…non lo dico perchè io sono fuori dai giochi, perchè sono stata fortunata…ma perchè io, qualora necessario, non sarei stata al gioco e avrei aspettato il mio tempo. Facile a dirsi, col senno di poi. Forse. Eppure se avessi potuto oggi avrei risposto a quei quesiti per loro. E per me.

Non lo so. Forse è al stanchezza a parlare e la tensione accumulata in questo giorno, in un giorno in cui…mi sono vestita da carnefice nella guerra tra poveri. Perdonatemi, se potete. Io ci proverò. Buonanotte.

Vedo oltre

Voci confuse riempiono l’aria di allegria. Sorridono contenti di poter lavorare in gruppo, chiacchierare e cercarsi. In questa confusione mi accorgo del sorriso malizioso, eppur candido di E.

Non si è accorta del mio sguardo su di lei, mi confondo tra loro. Lei si gira, approfittando della distrazione del compagno e gli sottrae un foglio, nascondendolo in un libro. Le si colorano le guance. Sulle labbra una smorfia che cela più di quel che vedo.

Il compagno se ne accorge e sorride. Lei sa ma non ha il coraggio di voltarsi. Un sorriso le illumina il viso.

Gli restituisce il foglio. Piccoli gesti, grandi intenzioni.Immagine

I hate Dawson’s Creek (maybe)

La sigla di “Dawson’s Creek” mi ha perseguitata per un’estate intera e nemmeno so come s’intitola la canzone né tantomeno chi la canti. Voi? Francamente non credo sia questo il punto e stanotte potrò dormire comunque, caldo permettendo.

Stavo dicendo, oddio, come al solito…ah sì mi perseguita! Anche ora mentre in auto torno da Bordeaux: sms in entrata, in uscita, una festa di trombette dall’unica borsa che da due mesi parla di me. Una festa, dicevo, di voci allegre che vorrebbero condividere la mia gioia. Vorrebbero, appunto. La verità è che io non sono pronta e, mi vergogno a dirlo, non avverto nulla da condividere.

Io non sono pronta…a nulla.

Come un’adolescente che rifiuta l’idea di un impegno che possa considerarsi stabile e che in sé avverte ancora il bisogno di libertà. Libertà di costruire il proprio percorso, non di certo di trasgredire codici.

Forse perchè…sì sono un’ingrata.

Gli Europei

Fuori ogni cosa sembra immobile.

Le serrande abbassate sembrano opporsi

al caldo insostenibile degli ultimi giorni, solo 

il lieve cinguettio di qualche uccellino interrompe 

la pigrizia di un’estate ormai prepotente.

Mentre scrivo, con la coda dell’occhio

osservo colori che giocano a rincorrersi nella luce,

nello sventolio di ventagli non più impolverati che,

come ogni anno, sono riapparsi sui banchi.

E mentre lei parla, qualche collega, immancabile,

commenta gli Europei perchè noi lì già ci siamo seduti.