La sua “fine”

“Se ti rovini con le tue stesse mani poi devi pagare le spese degli errori commessi”.

Detta così ha un senso, bisogna rimboccarsi le maniche sicuramente ma non può, e non deve, significare che la tua vita è finita.

“Ora se la tiene, altrimenti finisce per strada, con lo stipendio che ha deve passarle gli assegni ed il ragazzino non lo vedrebbe più”.

Mi spiace, non posso accettare che queste parole escano dalla tua bocca. Ma lo sai che è tuo figlio?

Lo sai che la sua fine, come tu la chiami, gliel’hai fatta fare proprio tu?

E lo sai che hai più colpe di quante tu possa immaginare?

No!

E non credo abbia senso ragionarci.

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Sa-la-ga-du-la

Sa-la-ga-du-la

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Ed ecco che quel fastidioso rumore scompare che poi, se non faccio in tempo ad accender lo stereo, mi parte un attacco d’ira da dietro la schiena. Striscia su di me, viscido, fissa le sue tenere mani violacee (un po’ alla Gollum, per intenderci) alle mie tempie ed inizia a “tambureggiare” al ritmo di “L’ombelico del mondo”. Maledetto Jovanotti.

Però potrei accorciare le distanze che nella mia stanzetta, non più umida, hanno appena installato una splendida postazione, nuova di Zecca.

In pratica mi han detto che funziona semplicemente battendo tra di loro i talloni, uno contro l’altro. Un po’ come Dorothy Gale.

In questo modo la mia stanca auto troverebbe un po’ di pace. Che poi, dire MIA (e tu lo sai!), resta pur sempre un eufemismo. Potrei, comunque e laddove necessario, tornare indietro nel tempo. Non passare col rosso, evitare di prendere in pieno un’automobile che poi, a pensarci bene, solitamente di incontri ravvicinati ne ho solo con semplici pali. Ahì! Galeotta fu la pomata.

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Sottovuoto

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Opera dell’artista belga Lawrence Malstaf. Per maggiori info: http://www.fortlaan17.com/artists/lawrence-malstaf/

Sottovuoto. E la testa va da sè.

Sottovuoto e in un attimo tu non ci sei più. Le mani, leggere, si muovono lievi come il battito d’ali di una farfalla che, stanca, si poggia sul mio naso.

Sottovuoto e son subito da te.

Sottovuoto e tutto scompare. Smetto di ascoltare ed un brivido caldo mi accarezza la schiena. Calore tra le gambe.

L’ultimo regalo mi aspetta

Che analogia sussiste tra le festività natalizie e l’organizzazione di un matrimonio? Ve lo siete mai chiesto? Io sì e credo almeno un centinaio di volte da quando mi sono svegliata stamattina. Sarà forse la naturale conseguenza della mancata visione del cinepanettone? Perchè se le cose stanno così…mi sa che qualcuno le prenderà di santa s-ragione.

O forse sarà la Sambuca al caffè? O il Castagnino (avvelenato)? O forse la frase che ancora mi risuona nelle orecchie.

Se dici qualcosa a tua madre o a tua nonna vengo fin lì e ti rompo il culo.

Lasciando perdere per un attimo il senso letterale della frase -Dio che dolore!- ciò che mi colpisce, essenzialmente, è che a pronunciare la qui presente frase sia stata una donnina minuta, dall’aria inoffensiva, pronta sempre a prodigarsi per tutti e che, giusto di tanto in tanto (da leggersi con tono ironico please) si diverte a distorcere la realtà.

Bene – mi dico – se allora le cose stanno così, esiste altro da aggiungere?

Avete presente quelle palline “pazze”, tutte colorate, che i bambini adorano scagliare con violenza contro le pareti sperando che, rimbalzando, finiscano dritte dritte in faccia ad uno degli adulti presenti? Bene, se avete ben chiaro in mente la scena o se almeno una volta nella vita anche voi lo avete fatto, lasciate perdere quel portentoso bambino puzzone e focalizzate l’attenzione (sempre se non troppo concentrata sul panettone senza canditi che avete appena posizionato sul tavolo) sulla pallina e capirete cosa ha spinto la mia amorevole zietta a rispondermi, gratuitamente in quel modo.

A Natale puoi cantavano i miei mostri oppure quando uno dei membri della famiglia è in procinto di sposarsi, destabilizzando tutte le falsità radicatesi in mesi , direi anni, di silenzi sapientemente consumati e di lamentele ben seminate.

Ed ecco che (forse) avrete compreso el símil con cui ho aperto il post.

E per me, che desideravo un Natale di ammore resta sotto l’Albero un unico piccolo pacchetto. Che lei sia con me!

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La rentrée

La rentrée

La qui scrivente, anche se a nessuno gliene dovesse fregare una mazza, promette solennemente che presto tornerà ad allietarvi con divertenti e irrinunciabili post dal carattere melodrammatico e dall’accento tipico partenopeo….sempre se prima riesco a cacciar fuori la mia testa!
Vi amo tutti.

Rotola la vita…

Ricordarsene così, dopo 30 anni, e coinvolgere persone che nemmeno ti considerano o, giustamente, non sanno un bel niente di te e ti vedono per la prima volta. E allora giù , di nuovo, come un mese fa quando spesso smettevi di respirare.

STOP! Miiiiii che angoscia. Un attimo che mi sciacquo la faccia e torno.

5 minuti dopo…

Dicevo…ah sì, scusate.

Prima o poi, nella vita, capita a tutti quel senso di imbarazzo, misto anche a ira furibonda, che ti assale nel momento in cui tutti ridono e la loro ilarità si diffonde a macchia d’olio, per effetto della legge della sfiga secondo cui la velocità di propagazione è direttamente proporzionale alla figura di …, sì ci siamo capiti.

Nel frattempo TE sei l’unico a non ridere!

Ed è in quel momento che realizzi mentalmente tutta la comicità della scena: metti un piede in fallo, la gamba destra che lentamente scivola lateralmente, il corpo che si sbilancia in avanti in modo goffo a causa delle borse e, in un attimo, la testa nello stipite della porta. Risultato esilarante, no?!?

Immaginate la scena e godetevela tutta. Avrete la mia benedizione.

Diritti che vanno, diritti che vengono

Ho guardato dentro me stessa.

In una notte buia, popolata da fantasmi finalmente reali.

Quella notte nulla è riuscito a fermarmi, avevo il cuore a mille, le gambe deboli non mi reggevano.

Voci assordanti nel silenzio,

in una solitudine d’inferno.

In un attimo solo scene infinite si sono risvegliate smettendo i panni di vaghe sensazioni.

Oggi sono qui, convalescente e innamorata. Innamorata della vita, innamorata di me. Per amare bisogna amarsi.

Tu non me l’hai permesso ed io mi sono riappropriata di un diritto che mi appartiene.

Stavolta davvero…chi mi ama mi segue.

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