A matita, solo matita

Torno a scrivere e lo faccio a matita così da tornare indietro tutte le volte che voglio. Di follie a penna fin troppe ne ho scritte e le sto pagando con gli interessi. L’unica cambiale a vita che voglio respira accanto a me ogni notte.

Torno a scrivere e lo faccio a matita perchè la fretta è cattiva consigliera. E poi, diciamocela tutta, sulla Moleskine che uso scivola meglio la mina che la biro. Tu lo sai, vero? E’ un regalo, di quelli d’affetto sincero.

Torno a scrivere e lo prometto a me stessa chè non esiste modo migliore per guardarsi dentro e amarsi  un po’.

Chorizo

E mentre rovista con le sue luride mani nella borsa, penso che non me ne frega nulla. Mentre lui scava, con fare asettico, tra le mie mutande io ripenso alla chiacchierata nel verde di Parc Guell, a quelle costruzioni così naturali, all’atmosfera e ai sorrisi.

Ripenso alla colazione da Starbucks che tanto odio ma che mi pesa meno se a te brillano gli occhi, alla tua richiesta disperata e al mio non saperecherispondere.

Ripenso al mio telefonino staccato e alla tranquillità di un sangria sotto allegre gocce d’acqua.

E poi…e poi all’arrivo in albergo e alla nostra sorpresa subito inaugurata, alla fame nella Boqueria e alla frutta condivisa a morsi d’entusiasmo.

E ancora a te che mi afferri per le gambe e ai giochi sperando che questa sia la volta buona. Ai cani in metro e al mio “cièandatabene”.

Ripenso poi a ieri, alla tristezza felice e al rientro; a me che ronfo dopo averti chiesto di vedere “Spiderman 2″e a te che mi copri e non dici niente.

E poi ripenso a lui che, nel frattempo, ha scoperto cosa dallo schermo non riusciva a decifrare: il chorizo!

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Sa-la-ga-du-la

Sa-la-ga-du-la

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Ed ecco che quel fastidioso rumore scompare che poi, se non faccio in tempo ad accender lo stereo, mi parte un attacco d’ira da dietro la schiena. Striscia su di me, viscido, fissa le sue tenere mani violacee (un po’ alla Gollum, per intenderci) alle mie tempie ed inizia a “tambureggiare” al ritmo di “L’ombelico del mondo”. Maledetto Jovanotti.

Però potrei accorciare le distanze che nella mia stanzetta, non più umida, hanno appena installato una splendida postazione, nuova di Zecca.

In pratica mi han detto che funziona semplicemente battendo tra di loro i talloni, uno contro l’altro. Un po’ come Dorothy Gale.

In questo modo la mia stanca auto troverebbe un po’ di pace. Che poi, dire MIA (e tu lo sai!), resta pur sempre un eufemismo. Potrei, comunque e laddove necessario, tornare indietro nel tempo. Non passare col rosso, evitare di prendere in pieno un’automobile che poi, a pensarci bene, solitamente di incontri ravvicinati ne ho solo con semplici pali. Ahì! Galeotta fu la pomata.

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Sottovuoto

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Opera dell’artista belga Lawrence Malstaf. Per maggiori info: http://www.fortlaan17.com/artists/lawrence-malstaf/

Sottovuoto. E la testa va da sè.

Sottovuoto e in un attimo tu non ci sei più. Le mani, leggere, si muovono lievi come il battito d’ali di una farfalla che, stanca, si poggia sul mio naso.

Sottovuoto e son subito da te.

Sottovuoto e tutto scompare. Smetto di ascoltare ed un brivido caldo mi accarezza la schiena. Calore tra le gambe.

Tenendo fede ad uno dei buoni propositi per il 2014…

…sono qui a pubblicare l’ultimo post del 2013.

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Incontri del trenotipo

Non riesco a smettere di guardarli: lui, con gli occhi teneri e vicini, una maglietta che ne rivela l’età e lo sguardo pulito di chi ancora crede nei sogni; lei con i capelli spettinati e così rara nella sua spontaneità che gli accarezza un polso come stesse lucidando un tesoro dal valore inestimabile. Sembrano di ritorno da una gita, di quelle rubate alla routine quotidiana, al grigiore della città ed emanano ad ogni respiro un luccichio che illumina un po’ anche a me. Giusto un po’.

Istantanea di amore rubata.

E poi i simpatici e giovanissimi nerd, ognuno alle prese con lo stesso gioco ma da dispositivi diversi e lo sguardo fisso e concentrato. Il mondo per loro non esiste. Vestiti in modo semplice al punto da sembrare trasandati con enormi zaini zeppi di tecnologia. Si scambiano occhiate di sfida come se intenti in chissà quali imprese.

– Mi devi aiutare. Dobbiamo far collassare qualcuno il 31, voglio scrivergli con il mio nuovo pennarello nero indelebile sul viso. Che poi la Paola vuole che non si tocchi nulla fino alle 10, vuole che si parli. Ma che poi, si parli di cosa? Del tempo? Le concedo fino alle 7, non di più.

Indovinate la loro età.

E come dimenticare lui, l’indomabile cannaiolo? Seduto accanto alla madre, masticando a bocca aperta, dice ad un signore dall’aria distinta ed un foulard sgargiante che mi fa sorridere:

– E’ inutile che ci provi, rimorchione del cazzo! Anche se l’ha fatta sedere non vuol dire che gliela lascio (Indicando con una madre la madre mentre con l’altra si porta alla bocca un Ringo ad una velocità mai registrata prima dai miei occhi attenti).

Ed il povero signore in questione che si guarda attorno con il volto sgomento come a dire “Che pazienza!”. Quella stessa pazienza che dopo è servita a me per non sembrare scortese nei confronti del suo diretto invito a fumare canne pur di sopravvivere in Italia, il paese della repressione sessuale. Mah!

Eppure nulla a che vedere con i furbi occhi da topolino del bimbetto ciociaro che, pur di attirare la mia attenzione, mi ha prima presa a calci e poi mi ha offerto, sorridendo, il ricco bottino di attente pulizie di primavera. Lui sì che ha retto lo sguardo e, occhi negli occhi e a distanza più che ravvicinata, mi ha corteggiato galantemente.

Semplici viaggiatori.

Controllate periodicamente le teste dei vostri figli

A passo svelto torno a casa, cercando di evitare le innumerevoli pozzanghere a cui mi sento ormai affezionata. E mentre penso alla mia imbranataggine, ecco che ne becco una in pieno, giusto con quello stivale. Ma vaff….ben mi sta – mi dico – che poi a pensarci bene l’avevo quasi spuntata io contro la maledetta tiranna.

Lassamm sta’!

Che poi mi torna in mente un cartello letto qualche ora prima: Controllate periodicamente le teste dei vostri figli!

Sarà deformazione professionale o la consolidata esperienza in pippe mentali e affini ma immediatamente ho pensato al benessere psicologico dei miei elfi. Ecco che attacco con l’ennesima!

Se anche a me avessero controllato, non dico assai ma di tanto in tanto, la testa forse non sarei qui, sotto l’acqua mentre ho lasciato altra acqua a scorrere in casa. Che poi lo sapevo io che i fari erano spenti, così come sapevo io di aver chiuso casa il 31 ottobre, così come potevo benissimo immaginare di aver inserito l’antifurto due mesi prima.

Comico vero? E meno male che non sto continuamente a lavarmi le mani, almeno. Che poi, a esser sincera, solo dopo dieci minuti ho avuto la santa illuminazione, sentendomi anche abbastanza stupida tra l’altro. Quel cartello aveva come unico scopo quello di evitare, tra gli gnometti, il dilagare di un fenomeno tipico del loro mondo magico. E allora a passo più svelto di quello con cui sto beccando tutte le pozzanghere son scappata via. Mi sa che questi stivali finiranno direttamente nel cassonetto.

Ops…intanto tutta quell’acqua sarà uscita a farsi un giretto?

Smuack :*Immagine

La rentrée

La rentrée

La qui scrivente, anche se a nessuno gliene dovesse fregare una mazza, promette solennemente che presto tornerà ad allietarvi con divertenti e irrinunciabili post dal carattere melodrammatico e dall’accento tipico partenopeo….sempre se prima riesco a cacciar fuori la mia testa!
Vi amo tutti.