My starman

There’s a starman waiting in the sky.

He’s like to come and meet us

but he thinks he’d blow our minds.

Le prime note, un po’ malinconiche, mi fanno pensare a questi ultimi mesi: lenti e inesorabili. Poi cambia. Tutto si apre come una giornata di quelle grigie che ti iniziano a sorridere e ti fan venire voglia di uscir fuori e cantare.

Cantare…un tempo solo se felice, ora per far felice te e calmarti. Ed un sorriso si dipinge sul mio volto.

You’re my starman,

you’re my amazing joy,

you’re the reason why

I can smile. What else?

Nothing else can explain what I feel.

Full stop.

Non c’è sarcasmo. Tornerà.

Per ora solo il ritornello di una canzone che starete odiando.

 

Chorizo

E mentre rovista con le sue luride mani nella borsa, penso che non me ne frega nulla. Mentre lui scava, con fare asettico, tra le mie mutande io ripenso alla chiacchierata nel verde di Parc Guell, a quelle costruzioni così naturali, all’atmosfera e ai sorrisi.

Ripenso alla colazione da Starbucks che tanto odio ma che mi pesa meno se a te brillano gli occhi, alla tua richiesta disperata e al mio non saperecherispondere.

Ripenso al mio telefonino staccato e alla tranquillità di un sangria sotto allegre gocce d’acqua.

E poi…e poi all’arrivo in albergo e alla nostra sorpresa subito inaugurata, alla fame nella Boqueria e alla frutta condivisa a morsi d’entusiasmo.

E ancora a te che mi afferri per le gambe e ai giochi sperando che questa sia la volta buona. Ai cani in metro e al mio “cièandatabene”.

Ripenso poi a ieri, alla tristezza felice e al rientro; a me che ronfo dopo averti chiesto di vedere “Spiderman 2″e a te che mi copri e non dici niente.

E poi ripenso a lui che, nel frattempo, ha scoperto cosa dallo schermo non riusciva a decifrare: il chorizo!

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Sa-la-ga-du-la

Sa-la-ga-du-la

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Ed ecco che quel fastidioso rumore scompare che poi, se non faccio in tempo ad accender lo stereo, mi parte un attacco d’ira da dietro la schiena. Striscia su di me, viscido, fissa le sue tenere mani violacee (un po’ alla Gollum, per intenderci) alle mie tempie ed inizia a “tambureggiare” al ritmo di “L’ombelico del mondo”. Maledetto Jovanotti.

Però potrei accorciare le distanze che nella mia stanzetta, non più umida, hanno appena installato una splendida postazione, nuova di Zecca.

In pratica mi han detto che funziona semplicemente battendo tra di loro i talloni, uno contro l’altro. Un po’ come Dorothy Gale.

In questo modo la mia stanca auto troverebbe un po’ di pace. Che poi, dire MIA (e tu lo sai!), resta pur sempre un eufemismo. Potrei, comunque e laddove necessario, tornare indietro nel tempo. Non passare col rosso, evitare di prendere in pieno un’automobile che poi, a pensarci bene, solitamente di incontri ravvicinati ne ho solo con semplici pali. Ahì! Galeotta fu la pomata.

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Sottovuoto

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Opera dell’artista belga Lawrence Malstaf. Per maggiori info: http://www.fortlaan17.com/artists/lawrence-malstaf/

Sottovuoto. E la testa va da sè.

Sottovuoto e in un attimo tu non ci sei più. Le mani, leggere, si muovono lievi come il battito d’ali di una farfalla che, stanca, si poggia sul mio naso.

Sottovuoto e son subito da te.

Sottovuoto e tutto scompare. Smetto di ascoltare ed un brivido caldo mi accarezza la schiena. Calore tra le gambe.

Alla ricerca di affetti perduti nel vuoto di quelli presenti

Un lieve tocco, un tuffo al cuore ed un salto indietro nel tempo, in un tempo remoto e dimenticato, rimasto lì ad ammuffire per decenni. Come sarebbe stato? Chi può dirlo.

E poi rumore, stridio di gesso ed una lavagna imbrattata, consumata dal tempo. Prossima al rancore mi chiedo come possa essere successo. Ridotta all’osso, mi odio e poi, dopo tanto affetto. Non capisco. Ma non nego.Immagine

Sentimenti contrastanti e la volontà di venirne fuori, secondo le mie regole. Il gioco mi sta stretto.

Quando i mostri tornano a bussar di notte

Negli ultimi giorni la stitichezza si è impossessata di me causandomi enormi disagi e ritardi. Stamattina, però, la parola BASTA mi è apparsa chiara e ineluttabile, una verità inconfutabile. (Mi piace usare paroloni che nemmeno c’azzeccano poi tanto, mi piace c’aggia fà!).

Ho inspirato profondamente, mi sono seduta ed eccomi qua con la penna che, tra le dita, scorre sulla carta ingiallita. Che figa che devo sembrare in questo preciso istante!

Segui le stelle

nella boccia dei pesci

rossi finisci.

Sarà per questo che nella vita ho preferito non sognare e abbandonare, fors’anche troppo presto, quell’espressione che ti si dipinge sul viso e che il mio carnefice avrebbe definito “da beota”.

Sarà per questo che io al futuro non ho mai pensato (e continuo a non farlo), per la paura che da me ci si aspetti troppo. E invece quel troppo ve lo regalo io, per mia scelta. E voi: non accollatevi!

Ieri ho letto un post. Qualcuno potrebbe rispondermi: “E quindi?”. “E quindi niente – potrei sempre ribattere – ci ho pensato un po’”.

Da piccola non sognavo. Ora sogno quello che avrei potuto sognare quando la mia mente sconfiggeva incubi.Immagine