Sì che sei tu

Rileggo il mio ultimo post…mi sa che risale alla morte di Bowie…ma parla di mio figlio. Sì, ho un figlio ed è la ragione per cui ho mandato a puttane tutto. Lui governa il mio mondo. Lui rende migliori o peggiori le mie giornate e che a voi piaccia o no, in questo momento scrivo e penso a lui.

La mia vita in questo momento ha il sapore dei pannolini sporchi, delle nottate in bianco pensando ai dentini o alle orecchie infiammate. Mi piace? Non lo so ma almeno lui rende significativa la mia vita. Eh sì che sicuramente starò sbagliando, che nel libro che sto leggendo si dice che un figlio non può costituire il centro del proprio mondo ma sapere cosa vi dico? Che a me non me ne fotte un emerito cazzo, che qui accanto a me ho la ragione per cui vivo e a cui regalo il mio amore incondizionato senza che debba temere di soffrire come con tutte le altre persone.

Sì che lo so. Lo so che sono folle.

My starman

There’s a starman waiting in the sky.

He’s like to come and meet us

but he thinks he’d blow our minds.

Le prime note, un po’ malinconiche, mi fanno pensare a questi ultimi mesi: lenti e inesorabili. Poi cambia. Tutto si apre come una giornata di quelle grigie che ti iniziano a sorridere e ti fan venire voglia di uscir fuori e cantare.

Cantare…un tempo solo se felice, ora per far felice te e calmarti. Ed un sorriso si dipinge sul mio volto.

You’re my starman,

you’re my amazing joy,

you’re the reason why

I can smile. What else?

Nothing else can explain what I feel.

Full stop.

Non c’è sarcasmo. Tornerà.

Per ora solo il ritornello di una canzone che starete odiando.

 

El tiempo entre nosotros

tempoC’è tempo e tempo. C’è il mio “ora”, così lento e dilatato da mettermi a disagio, un “ora” che scorre pigro perchè non deve rendere conto.

C’è il tempo noioso che mi fa bruciare lo stomaco e che mi rende brutta e cattiva.

C’è il tempo in attesa, quello che di notte mi fa urlare “NO!”, quello che mi toglie l’appetito e non mi fa cantare.

E poi c’è il tuo tempo, dolce come il cucchiaino di miele che ti sciolgo nella camomilla per addolcirti, saporito come la pizzetta a colazione, consolatorio come il ketchup sulle patatine o la carta di kinder che sporge dalla federa del cuscino.

L’ultimo regalo mi aspetta

Che analogia sussiste tra le festività natalizie e l’organizzazione di un matrimonio? Ve lo siete mai chiesto? Io sì e credo almeno un centinaio di volte da quando mi sono svegliata stamattina. Sarà forse la naturale conseguenza della mancata visione del cinepanettone? Perchè se le cose stanno così…mi sa che qualcuno le prenderà di santa s-ragione.

O forse sarà la Sambuca al caffè? O il Castagnino (avvelenato)? O forse la frase che ancora mi risuona nelle orecchie.

Se dici qualcosa a tua madre o a tua nonna vengo fin lì e ti rompo il culo.

Lasciando perdere per un attimo il senso letterale della frase -Dio che dolore!- ciò che mi colpisce, essenzialmente, è che a pronunciare la qui presente frase sia stata una donnina minuta, dall’aria inoffensiva, pronta sempre a prodigarsi per tutti e che, giusto di tanto in tanto (da leggersi con tono ironico please) si diverte a distorcere la realtà.

Bene – mi dico – se allora le cose stanno così, esiste altro da aggiungere?

Avete presente quelle palline “pazze”, tutte colorate, che i bambini adorano scagliare con violenza contro le pareti sperando che, rimbalzando, finiscano dritte dritte in faccia ad uno degli adulti presenti? Bene, se avete ben chiaro in mente la scena o se almeno una volta nella vita anche voi lo avete fatto, lasciate perdere quel portentoso bambino puzzone e focalizzate l’attenzione (sempre se non troppo concentrata sul panettone senza canditi che avete appena posizionato sul tavolo) sulla pallina e capirete cosa ha spinto la mia amorevole zietta a rispondermi, gratuitamente in quel modo.

A Natale puoi cantavano i miei mostri oppure quando uno dei membri della famiglia è in procinto di sposarsi, destabilizzando tutte le falsità radicatesi in mesi , direi anni, di silenzi sapientemente consumati e di lamentele ben seminate.

Ed ecco che (forse) avrete compreso el símil con cui ho aperto il post.

E per me, che desideravo un Natale di ammore resta sotto l’Albero un unico piccolo pacchetto. Che lei sia con me!

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Diritti che vanno, diritti che vengono

Ho guardato dentro me stessa.

In una notte buia, popolata da fantasmi finalmente reali.

Quella notte nulla è riuscito a fermarmi, avevo il cuore a mille, le gambe deboli non mi reggevano.

Voci assordanti nel silenzio,

in una solitudine d’inferno.

In un attimo solo scene infinite si sono risvegliate smettendo i panni di vaghe sensazioni.

Oggi sono qui, convalescente e innamorata. Innamorata della vita, innamorata di me. Per amare bisogna amarsi.

Tu non me l’hai permesso ed io mi sono riappropriata di un diritto che mi appartiene.

Stavolta davvero…chi mi ama mi segue.

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Maledetta sia io

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni sorriso sottratto al mio volto,

per ogni lacrima versata,

per ogni torto o violenza subita,

per la mia dignità ferita.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni fune tranciata,

per la crescente rassegnazione,

per la mia frustrazione,

per la non-appartenenza.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Perchè sono qui a scrivere,

perchè chiudo,

perchè guardo avanti e NON CI SEI.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

 


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Alla ricerca di affetti perduti nel vuoto di quelli presenti

Un lieve tocco, un tuffo al cuore ed un salto indietro nel tempo, in un tempo remoto e dimenticato, rimasto lì ad ammuffire per decenni. Come sarebbe stato? Chi può dirlo.

E poi rumore, stridio di gesso ed una lavagna imbrattata, consumata dal tempo. Prossima al rancore mi chiedo come possa essere successo. Ridotta all’osso, mi odio e poi, dopo tanto affetto. Non capisco. Ma non nego.Immagine

Sentimenti contrastanti e la volontà di venirne fuori, secondo le mie regole. Il gioco mi sta stretto.