Avrò cura di te

Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva.

da Gramellini- Gamberale Avrò cura di te


Toc toc, c’è nessuno?

Sembra quasi prendermi in giro mentre chissà cosa sta facendo. Si muove, fruga, come un gatto che gira e rigira su se stesso per “farsi il posto”, come si suol dire.

E poi più nulla ed il mio pensiero vola altrove. Eppure, appena ne avverto il bisogno, come se per un sesto senso, torna a farsi sentire, riempiendo il mio smarrimento.

Sa-la-ga-du-la

Sa-la-ga-du-la

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Ed ecco che quel fastidioso rumore scompare che poi, se non faccio in tempo ad accender lo stereo, mi parte un attacco d’ira da dietro la schiena. Striscia su di me, viscido, fissa le sue tenere mani violacee (un po’ alla Gollum, per intenderci) alle mie tempie ed inizia a “tambureggiare” al ritmo di “L’ombelico del mondo”. Maledetto Jovanotti.

Però potrei accorciare le distanze che nella mia stanzetta, non più umida, hanno appena installato una splendida postazione, nuova di Zecca.

In pratica mi han detto che funziona semplicemente battendo tra di loro i talloni, uno contro l’altro. Un po’ come Dorothy Gale.

In questo modo la mia stanca auto troverebbe un po’ di pace. Che poi, dire MIA (e tu lo sai!), resta pur sempre un eufemismo. Potrei, comunque e laddove necessario, tornare indietro nel tempo. Non passare col rosso, evitare di prendere in pieno un’automobile che poi, a pensarci bene, solitamente di incontri ravvicinati ne ho solo con semplici pali. Ahì! Galeotta fu la pomata.

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Sottovuoto

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Opera dell’artista belga Lawrence Malstaf. Per maggiori info: http://www.fortlaan17.com/artists/lawrence-malstaf/

Sottovuoto. E la testa va da sè.

Sottovuoto e in un attimo tu non ci sei più. Le mani, leggere, si muovono lievi come il battito d’ali di una farfalla che, stanca, si poggia sul mio naso.

Sottovuoto e son subito da te.

Sottovuoto e tutto scompare. Smetto di ascoltare ed un brivido caldo mi accarezza la schiena. Calore tra le gambe.

Maledetta sia io

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni sorriso sottratto al mio volto,

per ogni lacrima versata,

per ogni torto o violenza subita,

per la mia dignità ferita.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni fune tranciata,

per la crescente rassegnazione,

per la mia frustrazione,

per la non-appartenenza.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Perchè sono qui a scrivere,

perchè chiudo,

perchè guardo avanti e NON CI SEI.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

 


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Mastrolindo

Nei gesti più banali, in quelli che sembrano sempre uguali, si nasconde il tempo.

Un tempo fatto di cicli, di scelte che sembrano ripetitivi e che, invece, smettono di esserlo nel momento in cui realizzi che non ne sei più parte, nell’attimo in cui pensi di esseri lavata i denti con il nuovo potentissimo Mastrolindo per poi scoprire che è solo l’ultima cagata uscita sul mercato. Che brutto colpo. Io non glielo avrei mai fatto comprare.

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