A matita, solo matita

Torno a scrivere e lo faccio a matita così da tornare indietro tutte le volte che voglio. Di follie a penna fin troppe ne ho scritte e le sto pagando con gli interessi. L’unica cambiale a vita che voglio respira accanto a me ogni notte.

Torno a scrivere e lo faccio a matita perchè la fretta è cattiva consigliera. E poi, diciamocela tutta, sulla Moleskine che uso scivola meglio la mina che la biro. Tu lo sai, vero? E’ un regalo, di quelli d’affetto sincero.

Torno a scrivere e lo prometto a me stessa chè non esiste modo migliore per guardarsi dentro e amarsi  un po’.

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Sì che sei tu

Rileggo il mio ultimo post…mi sa che risale alla morte di Bowie…ma parla di mio figlio. Sì, ho un figlio ed è la ragione per cui ho mandato a puttane tutto. Lui governa il mio mondo. Lui rende migliori o peggiori le mie giornate e che a voi piaccia o no, in questo momento scrivo e penso a lui.

La mia vita in questo momento ha il sapore dei pannolini sporchi, delle nottate in bianco pensando ai dentini o alle orecchie infiammate. Mi piace? Non lo so ma almeno lui rende significativa la mia vita. Eh sì che sicuramente starò sbagliando, che nel libro che sto leggendo si dice che un figlio non può costituire il centro del proprio mondo ma sapere cosa vi dico? Che a me non me ne fotte un emerito cazzo, che qui accanto a me ho la ragione per cui vivo e a cui regalo il mio amore incondizionato senza che debba temere di soffrire come con tutte le altre persone.

Sì che lo so. Lo so che sono folle.

Chorizo

E mentre rovista con le sue luride mani nella borsa, penso che non me ne frega nulla. Mentre lui scava, con fare asettico, tra le mie mutande io ripenso alla chiacchierata nel verde di Parc Guell, a quelle costruzioni così naturali, all’atmosfera e ai sorrisi.

Ripenso alla colazione da Starbucks che tanto odio ma che mi pesa meno se a te brillano gli occhi, alla tua richiesta disperata e al mio non saperecherispondere.

Ripenso al mio telefonino staccato e alla tranquillità di un sangria sotto allegre gocce d’acqua.

E poi…e poi all’arrivo in albergo e alla nostra sorpresa subito inaugurata, alla fame nella Boqueria e alla frutta condivisa a morsi d’entusiasmo.

E ancora a te che mi afferri per le gambe e ai giochi sperando che questa sia la volta buona. Ai cani in metro e al mio “cièandatabene”.

Ripenso poi a ieri, alla tristezza felice e al rientro; a me che ronfo dopo averti chiesto di vedere “Spiderman 2″e a te che mi copri e non dici niente.

E poi ripenso a lui che, nel frattempo, ha scoperto cosa dallo schermo non riusciva a decifrare: il chorizo!

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Sa-la-ga-du-la

Sa-la-ga-du-la

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Ed ecco che quel fastidioso rumore scompare che poi, se non faccio in tempo ad accender lo stereo, mi parte un attacco d’ira da dietro la schiena. Striscia su di me, viscido, fissa le sue tenere mani violacee (un po’ alla Gollum, per intenderci) alle mie tempie ed inizia a “tambureggiare” al ritmo di “L’ombelico del mondo”. Maledetto Jovanotti.

Però potrei accorciare le distanze che nella mia stanzetta, non più umida, hanno appena installato una splendida postazione, nuova di Zecca.

In pratica mi han detto che funziona semplicemente battendo tra di loro i talloni, uno contro l’altro. Un po’ come Dorothy Gale.

In questo modo la mia stanca auto troverebbe un po’ di pace. Che poi, dire MIA (e tu lo sai!), resta pur sempre un eufemismo. Potrei, comunque e laddove necessario, tornare indietro nel tempo. Non passare col rosso, evitare di prendere in pieno un’automobile che poi, a pensarci bene, solitamente di incontri ravvicinati ne ho solo con semplici pali. Ahì! Galeotta fu la pomata.

Salagadulamagicabula

Bidibibodibibuuuu

Con la magia fai quel che vuoi tuuuu

Bidibibodibibuuuu

Sottovuoto

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Opera dell’artista belga Lawrence Malstaf. Per maggiori info: http://www.fortlaan17.com/artists/lawrence-malstaf/

Sottovuoto. E la testa va da sè.

Sottovuoto e in un attimo tu non ci sei più. Le mani, leggere, si muovono lievi come il battito d’ali di una farfalla che, stanca, si poggia sul mio naso.

Sottovuoto e son subito da te.

Sottovuoto e tutto scompare. Smetto di ascoltare ed un brivido caldo mi accarezza la schiena. Calore tra le gambe.

Controllate periodicamente le teste dei vostri figli

A passo svelto torno a casa, cercando di evitare le innumerevoli pozzanghere a cui mi sento ormai affezionata. E mentre penso alla mia imbranataggine, ecco che ne becco una in pieno, giusto con quello stivale. Ma vaff….ben mi sta – mi dico – che poi a pensarci bene l’avevo quasi spuntata io contro la maledetta tiranna.

Lassamm sta’!

Che poi mi torna in mente un cartello letto qualche ora prima: Controllate periodicamente le teste dei vostri figli!

Sarà deformazione professionale o la consolidata esperienza in pippe mentali e affini ma immediatamente ho pensato al benessere psicologico dei miei elfi. Ecco che attacco con l’ennesima!

Se anche a me avessero controllato, non dico assai ma di tanto in tanto, la testa forse non sarei qui, sotto l’acqua mentre ho lasciato altra acqua a scorrere in casa. Che poi lo sapevo io che i fari erano spenti, così come sapevo io di aver chiuso casa il 31 ottobre, così come potevo benissimo immaginare di aver inserito l’antifurto due mesi prima.

Comico vero? E meno male che non sto continuamente a lavarmi le mani, almeno. Che poi, a esser sincera, solo dopo dieci minuti ho avuto la santa illuminazione, sentendomi anche abbastanza stupida tra l’altro. Quel cartello aveva come unico scopo quello di evitare, tra gli gnometti, il dilagare di un fenomeno tipico del loro mondo magico. E allora a passo più svelto di quello con cui sto beccando tutte le pozzanghere son scappata via. Mi sa che questi stivali finiranno direttamente nel cassonetto.

Ops…intanto tutta quell’acqua sarà uscita a farsi un giretto?

Smuack :*Immagine

La rentrée

La rentrée

La qui scrivente, anche se a nessuno gliene dovesse fregare una mazza, promette solennemente che presto tornerà ad allietarvi con divertenti e irrinunciabili post dal carattere melodrammatico e dall’accento tipico partenopeo….sempre se prima riesco a cacciar fuori la mia testa!
Vi amo tutti.