Je la porterai où elle me portera

27 luglio 2013

Oggi ritorno ma non sono triste.

Oggi ritorno felice di farlo che so bene di aver visto tutto.

Per tre giorni ho percorso chilometri, anche sotto la pioggia, di quella incessante, invernale e pesante, che ti costringe a restare chiusa in un simpatico bar, dove nonostante le incomprensioni linguistiche hanno pronunciato due magiche parole:  caffè macchiato.

Per tre giorni non ho dato tregua alle mie gambe perchè gli occhi affamati mi spingevano sempre oltre per non lasciarmi nulla alle spalle, cercando di perdermi ma non troppo che la cartina, IO, la guardo sempre al rovescio così da poter asserire FIERA di non possedere alcun senso dell’orientamento.

Per tre giorni ho avvertito un talvolta insostenibile dolore ai piedi ma non riuscivo a smettere di camminare. Anche lì, nel giardino coloniale, nel più assoluto dei silenzi, ho resistito poco e dopo un sorso d’acqua e l’organizzazione mentale delle ore a disposizione mi sono rimessa a correre, trascinata da lei.

Ed è così che per tre giorni ho lasciato che fosse lei a gestire il mio tempo, ad illustrarmi il mondo, attraverso sfaccettature che nemmeno sapevo di poter cogliere, piene di una sensibilità nuova, diverse verso ciò che secondo me è bello. Ci sono stati momenti in cui una luce, un dettaglio hanno saputo colpirmi più di un quadro.

Ieri in autobus, mentre andavamo a quello che qui chiamano “Apero Urbaine”sentivo gli occhi bruciare, roventi un po’ come quando un notebook si surriscalda per un malfunzionamento alla valvola. Mi sentivo come un bambino cotto da una bella giornata al mare. Poco dopo mi sono accorta della sua assenza e tu mi hai detto: “Ma perchè continui ad alzare gli occhi al cielo?”. Ed io: “Sto fotografando le nuvole”.

Tombeur de femmes

In qualunque posto del mondo, qualunque lingua sia al centro della comunicazione, qualunque siano le coordinate che appaiono sul tuo GPS, beh il linguaggio del corpo, quello, non cambia.

Le strategie che l’uomo cacciatore mette in atto sono sempre le stesse: sguardi, postura, poche parole e quell’aria da macho che (perdonatemi) a me fa tanto tanto ridere,

Assurdo che nel 2013 l’uomo debba ancora pensare di essere al centro dell’universo femminile, al punto da costituirne snodo fondamentale. Purtroppo non ha ancora capito che le vie delle donne sono infinite.

Ed eccolo allora che si concentra, dandosi particolarmente da fare, che cerca di portare la propria sgangherata squadra almeno al “cambio palla” ma le due donnine sembrano non volerne proprio sapere. Ed ogni incitazione al punto la condisce con un bonne humeur che solo lui capisce visto che NESSUNO ride. Che pena mi fai uomo di mezza età.Immagine

Napule è

Odore di frittura di pesce. Profumo di mare in una cornice dai colori forti.

Foto da una scogliera, circondata da persone in abiti da cerimonia che nemmeno immaginano che io sia più napoletana di loro. E invece sì.

Altro momento, altra scena e luci che si affacciano sul mare, su una tavola blu che respira, rilasciando il calore del giorno.

E poi, in un attimo, la signora distesa accanto a me mi chiede “Signurì, ma che segno siete?”. Le rispondo e lei giù con un elenco dettagliato delle caratteristiche del mio segno zodiacale ed un chiaro monito “Sapete, vi ascoltavo, non fate la spugna che poi scoppiate. La gente per una ca***ta si dimentica del bene che le fate!”.

In un attimo mi sento a casa. Quella stessa signora manda la figlia, bruna direi quasi spagnola, ad offrirmi un dolcetto alla marmellata e gentilmente, in dialetto, rifiuto, non osservando le regole base del buon napoletano.

Napule è…Immagine