Rotola la vita…

Ricordarsene così, dopo 30 anni, e coinvolgere persone che nemmeno ti considerano o, giustamente, non sanno un bel niente di te e ti vedono per la prima volta. E allora giù , di nuovo, come un mese fa quando spesso smettevi di respirare.

STOP! Miiiiii che angoscia. Un attimo che mi sciacquo la faccia e torno.

5 minuti dopo…

Dicevo…ah sì, scusate.

Prima o poi, nella vita, capita a tutti quel senso di imbarazzo, misto anche a ira furibonda, che ti assale nel momento in cui tutti ridono e la loro ilarità si diffonde a macchia d’olio, per effetto della legge della sfiga secondo cui la velocità di propagazione è direttamente proporzionale alla figura di …, sì ci siamo capiti.

Nel frattempo TE sei l’unico a non ridere!

Ed è in quel momento che realizzi mentalmente tutta la comicità della scena: metti un piede in fallo, la gamba destra che lentamente scivola lateralmente, il corpo che si sbilancia in avanti in modo goffo a causa delle borse e, in un attimo, la testa nello stipite della porta. Risultato esilarante, no?!?

Immaginate la scena e godetevela tutta. Avrete la mia benedizione.

Ti amo

Wa ma sei tremenda! E tutto questo per 90 centesimi. Sei una spilorcia!

Come riuscire a farle capire che allungarmi mi ha fatto sorridere e dimenticarlo per un po’?

Come spiegarle che da Capodimonte, mentre guidi, riesci a racchiuderla in un pugno?

Come trasmetterle l’adrenalina provata?

Non me ne vogliano gli amici romani ma il Colosseo a stento ha retto il confronto. E oggi volta mi innamoro, come se ci incontrassimo per la prima, come se i miei occhi si riempissero di lei come di una vista sconosciuta, misteriosa, unica.

Napoli: TI AMO.

I’m not vain

Un brusio di sottofondo, parlottiamo e, finalmente, il cameriere ci porta a bere. Come ogni bar/ristorante che sia si paga ancora prima di poter appoggiare le labbra al bicchiere e se stann ‘mparann pur a Napul.
“Avete un euro?” – domanda di rito ma ero troppo intenta a documentare la mia impresa affinché giungesse fin lì a migliaia di km di distanza per poter afferrare il senso di quel farfugliamento. Ah sì…il brusio di sottofondo.
Ci sistemiamo, un primo sorso di Corona e si decide di andare in avanscoperta. Nell’alzarmi mi rendo conto di quanto io poco mi mimetizzi ma non mi interessa. Il buffet è scarno, ci siamo alzate al momento sbagliato ed io torno al tavolo con 1 kg di erba nel piatto. Che poi nemmeno disdegno però fa poco chic brucare durante un happy hour, no?
Una seconda spedizione si rivela leggermente più proficua: due grissini con salame (Iluvsalame) e della pasta sfoglia con gorgonzola. Delizia infinita per un formato ridotto.
Poco dopo due tipe super fashion si fanno spazio e, con tanto di borsetta LouisVuitton sotto l’elegante ascella si recano al buffet per puffi con tanto di petto in fuori e sedere appusiato.
“Toh, siamo completamente fuori posto, non trovi?”. Quanto charme, quanta grazia in quei movimenti iper-controllati; nulla fuori posto diversamente da noi, a cominciare dalle punte dei capelli, le mie.
Continuiamo a ridere crepapelle per le immagini contorto rievocate dalle nostre parole quando le due tipe riemergono dal buffet, sembra dopo una cazzottata. I capelli non sono più lucidi ed immobili, la postura appare sbilenca, le borsette sempre lì, come incollate. Osservando i piatti riusciamo vagamente ad immaginare: colmi di pietanza parlano di guerre ascellari da buffet libero.
Un’unica domanda, a quel punto, si fa strada serenamente circondando il mio unico neurone abbagliato dalla bionda con sale e limone…Ma durante la settimana faranno penitenza?
Ed una risata fragorosa tutta napoletana attraversa quel luogo ipocrita di gente che esce e chiacchiera per sentirsi viva e poterlo pubblicare in ogni dove.