Delirio notturno

Sarà colpa dell’ebbrezza causatami dal raffreddore o forse quella dovuta al limoncello? E se fossero stati quei discorsi? Mi ci vedo ad infiammare intere assemblee. Ho sbagliato mestiere e Gigi me lo dice ancora. Chissà qual era a ‘sto punto il mio posto. Io che non amo sentirmi presa per il culo (tranne in rari casi da me concessi), che aborro le persone amables che nel 2013 faticano a comprendere l’educazione di un “forse non mi sono spiegata”. Che poi – dico io – è gratis. Io che, su certe cose sono decisamente vintage , per non dire “nata nel secolo sbagliato”. Io che – e stasera l’ho detto – ho la macchina intestata ad una persona che non sento da mesi. Sarà colpa sua? Se così fosse…fuck! Es esto lo que, sin duda, mereces…

Io che oggi mi sono lasciata cullare dal malessere e un po’ mi è piaciuto per il gusto di esser poi riuscita a far tutto.

Io che ho capito chi sono perdendo rottami di me, che il fondo l’ho conosciuto strisciandovi come un verme, sguazzandovi compiaciuta e l’ho salutato con le mie sole forze.

Sì, mi sa che è tutta colpa del raffreddore se alle 2 di notte non dormo. Non bastava, cazzo, la voce da trans?

 

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Morsi di vita

La vita mi ondeggia intorno, fatta di mille sfaccettature mi sfida ed io, con le mie gambette corte, cerco a tutti i costi di raggiungerla per dirle di fermarsi.

Macchie colorate ed un sole che mi obbliga a sorridere. Che confusione con questa persona che si affaccia all’orizzonte e che confondo con me stessa. Sono obbligata a confondermi, la conosco ormai bene.

Cerco i colori, cerco la luce, cerco il contatto. Non riconosco. Non mi riconosco. Sorrido come una stupida e mi piace. Lo fan tutti, perché non potrei io?

Ho imparato dal prossimo, miglioro giorno dopo giorno. E’ uno shock che mi diverte. Come un fior di loto. Ah no, i fiori passano ed io NO. Voglio…voglio…voglio te, me. Voglio tutto.

Ed allora scopro armi, bombe inesplose, coltelli di ogni grandezza.

Nun t’avvicinà. Mordo. POI SORRIDO….POI MORDO.

Tempo fa ho morso una persona, per ore mi sono sentita in colpa. Ricordo il suo braccio con il calco dei miei canini. Sì. Immagine

Psicopatologia e traffico

Cerco il frontalino che chissà dove lo hanno infilato. Che disordine qui dentro…ma fondamentalmente era così anche due anni fa. Che tempi. Una serie di ricordi si susseguono nella mia mente e, in un attimo, immagini cancellate riemergono da un hd non così datato.

Ingrano la marcia e premo sull’acceleratore che qui occorre farlo, altrimenti si cammina a benzina.

Mi sento scomoda come non mai e mi chiedo come abbia mai potuto macinare 30.000 km di cui molti anche in autostrada. Cammino allegra, primo semaforo, rapido cambio di marcia e inserisco la modalità “pilota ca’ cazzimm”. Con molta grazia inizio a tagliare la strada a destra e a manca, chè così bisogna guidare per farsi rispettare e rispettare i tempi.

Auto nuove colme di adolescenti mi si affiancano, qualcuno atrevido butta l’occhio ed io mi domando come facciano a non accorgersi della mia età. Non parlare come ‘na vecchia.

E così aspetto il primo, il secondo, il terzo semaforo e a Piazza Carlo III sono alla frutta che via Foria diventa il circuito di Montecarlo. Una risata colora il mio viso quando mi si affianca una vettura in cui viaggiano una quantità indefinita di persone accartocciate su se stesse come acciughe in un vasetto di vetro. Acciughe su un letto di burro a sua volta adagiato su un crostino croccante. Slurp!!!

Arrivo all’altezza di piazza Cavour ed è lì che si consuma un episodio allucinante, non per me. In attesa del verde rivolgo il mio sguardo a sinistra, un uomo dell’età dei miei mi guarda e ammicca…preferivo gli adolescenti. I ca*** proprio non me li so fare, eh.

Dopo quel chiaro messaggio non ho il coraggio di guardare altrove se non in direzione Museo…scatta il rosso e la Panda 900 vola, sì avete capito bene me lo brucio il signore col macchinone. Non chiedetemi come, so che esistono i miracoli. Non vi dico cos’è successo nei successivi dieci secondi chè ancora ci rido a crepapelle. Il signore in questione ha deciso di farmi mangiare la polvere accompagnato da tutta una serie di rumori poco gradevoli chè quasi pensavo ne fossi io la causa…

Sì, mi piace ingaggiar battaglie con gli altri mentre guido, dovreste saperlo.

Adoro il traffico, ti consente di studiare le persone, osservarle, capirne i ragionamenti e fare ciò che vuoi…sono tempi mai morti.

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Diritti che vanno, diritti che vengono

Ho guardato dentro me stessa.

In una notte buia, popolata da fantasmi finalmente reali.

Quella notte nulla è riuscito a fermarmi, avevo il cuore a mille, le gambe deboli non mi reggevano.

Voci assordanti nel silenzio,

in una solitudine d’inferno.

In un attimo solo scene infinite si sono risvegliate smettendo i panni di vaghe sensazioni.

Oggi sono qui, convalescente e innamorata. Innamorata della vita, innamorata di me. Per amare bisogna amarsi.

Tu non me l’hai permesso ed io mi sono riappropriata di un diritto che mi appartiene.

Stavolta davvero…chi mi ama mi segue.

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Vita di notte

Guardò l’orologio e, ancora una volta, maledisse sbuffando se stessa per aver aperto gli occhi prima della sveglia, alle 6:20.

Si scoprì con quella grazia che la contraddistingue quando e infilò le pantofole. Un brivido la percorse lungo la schiena e si rese conto di essersi messa a letto mezza nuda ma le piaceva il contatto diretto col piumino profumato di bucato fresco.

In cucina non alzò la serranda e le parve strano che anche lei stesse ancora dormendo. “Che strano! Beh magari stamattina non sta facendo rumore…”.

Accese il fuoco e vi sistemò con attenzione la simpatica caffettiera che con tanta premura aveva preparato la sera prima.

Si sedette ad aspettare e lo sguardo le si posò sull’orologio. “Si è fermato l’orologio! Pazienza…oggi è venerdì.” Indecisa tra yogurt e cereali e fette biscottate con Nutella, non optò per nessuna delle due opzioni e infilò in borsa una merendina.

Zuccherò il caffè, andò al bagno e poi tornò nella stanza, pronta per vestirsi. Gli occhi le bruciavano terribilmente perché non aveva dormito molto. Grazie a tutti.

Fu allora che avvenne. Prese in mano il cellulare che aveva lasciato in carica e vide l’orario.  

“Ma che cazzo significa!”.

Si sedette, non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ora anche questo on funzionava? Si disse che non era possibile. In un attimo, poi, tutto le si chiarì nella mente. Si era svegliata nell’istante in cui aveva preso in mano il telefono e tutto il resto era stato semplicemente un sogno, o meglio un episodio di sonnambulismo.

Una domanda sorge spontanea: E se fosse scesa in strada?Immagine

Maledetta sia io

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni sorriso sottratto al mio volto,

per ogni lacrima versata,

per ogni torto o violenza subita,

per la mia dignità ferita.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Per ogni fune tranciata,

per la crescente rassegnazione,

per la mia frustrazione,

per la non-appartenenza.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

Perchè sono qui a scrivere,

perchè chiudo,

perchè guardo avanti e NON CI SEI.

Maledetta sia io per tutte le volte

che ti ho perdonato.

 


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