Let’s smile

E visto che ieri, nonostante stessi seduta a terra in uno sporco vagone delle Ferrovie dello Stato, mi ha fatto ridere come dico io “a voce alta” vi regalo una chicca, tratta da un libro di Pino Benvenuti che s’intitola “Benvenuti in casa Esposito”.

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Patrizia già russava. Per non svegliarla, Tonino si cambiò nel bagno, poi al buio si coricò accanto a lei e la annusò. Odorava di baccalà e bagnoschiuma al limone. Avrebbe voluto abbracciarla e fare l’amore, perchè gli avevano detto che chi scopa a Capodanno scopa tutto l’anno. “Che strunzata” pensò, e chiuse gli occhi per addormentarsi.

Capì subito che l’operazione non sarebbe stata semplice. La rabbia per la sconfitta pirotecnica e un roccocò che gli si era inchiodato sullo stomaco non riuscivano a fargli prendere sonno. Si girò e rigirò più volte, andò in cucina a fumare, tornò sotto le coperte più nervoso di prima, si alzò di nuovo per bere, rimase seduto per mezz’ora sulla sponda del letto e solo alle tre crollò tra le braccia di Morfeo.

Invece di cullarlo, il dio del sonno lo trascinò in uno dei frequenti incubi che agitavano le sue notti. Così Tonino sognò di cadere in ostaggio di una banda di Barbapapà guidata da Assunta in abiti sadomaso. La suocera lo teneva legato a una sedia a dondolo e lo obbligava, sotto la minaccia di un frustino, a ripetere milioni di volte la frase “Resta di stucco, è un barbatrucco!”. Cercando di mettersi in salvo, Tonino si ritrovò sotto la cupola dei Teletubbies, senza immaginare che i colorati pupazzotti, con l’intenzione di dare una svolta alla loro pallosa esistenza, si fossero trasformati in maniaci sessuali. Lo seviziarono per tre giorni. Alla fine di ogni abuso facevano “Ciao!Ciao!” a Tonino e si davano il cambio. Quando fu il turno del più selvaggio, Dipsy, quello con l’antenna dritta, Tonino si svegliò gridando.

Patrizia, in quel momento impegnata in una conversazione onirica con un capitone, saltò dallo spavento: “Madonna benedetta, che è?”.

Eres mi sol

Ed il mondo potrebbe paralizzarsi.

Non importerebbe chè in questo momento ci siamo solo io e te…

E’ da stamattina che continuavo a sorriderti, anche al semaforo quando, nonostante il verde, sarei rimasta con te. E poi mi hai lasciata, chissà dov’eri mentre avevo bisogno di te, mentre pensavo a te e a tutto quello che avresti potuto darmi.

Ed ora, mentre lui non può vederci, siamo assieme. Per caso, su un muretto. Mi baci ed io sto meglio, sorrido e mi riscaldo.

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Scodinzolerò

Oggi B. ha prodotto l’ennesimo capolavoro che non piacerà ai più ma che mi fa sorridere nonostante la giornataccia e la solitudine della cena.

Un intero Consiglio di classe a sua disposizione: materiale umano da studiare e reinventare, da scomporre e ripresentare attraverso gli occhi di un bimbetto che sa chi torturare. Fortunatamente.

E quasi mi manca il coraggio, mi mette a disagio chè coglie più del richiesto perchè sa che la porta, per lui, è scardinata. Mi studia, ride con gli occhi e mi provoca ma nel 99% dei casi è solo un gioco al quale adoro non sottrarmi. Lui può perchè non va oltre. Lui non mi fa del male. 

Le sue mani sono sporche quanto le mie e così il salato incontra la timida curva di un sorriso che stenta, stasera, ad accendersi. Alla luce fioca della vaniglia ti penserò.

Il cane è fedele, non graffia, spesso abbaia ma non morde. Il migliore amico dell’uomo.

E poi scodinzolo. 

Ti adoro e, sfortunatamente, lo sai.