Vivo sempre insieme ai miei piedi…

Io senza capelli sono una pagina senza quadretti. Un profumo senza bottiglia. Una porta chiusa senza la maniglia.

Mi sveglio da uno strano torpore e mi ritrovo a fissare i miei piedi. Piccoli ma resistenti. Senza di loro non sarei la stessa.

Piedi che sussurrano, piedi che affermano con decisione, piedi che cercano.

Le mie radici, uno dei miei punti letali, tallone d’Achille e punto erogeno. Assieme.

Dal mattino anticipano la mia presenza, se consentito, come un cadetto seguono le gambe in posture che nella rigidità cercano l’eleganza. Non sono una ballerina classica, l’ho annunciato venerdì al mondo intero ma mi piace sentirmi e fingermi ciò che non potrò né vorrò mai essere. 

Sono un folletto dispettoso, una fatina dei denti che esaudisce le bestemmie altrui. (“Ma va a morì ammazzato!!!”-“Dett fatto!”). Grande la mia bacchetta magica.

E questi stessi piedi, piccoli e cazzimmosi, diventano teneri di sera, al calar delle tenebre quando nel letto cercano calore. E sono volitivi, desiderosi, anelano soffi, baci e carezze. Si sciolgono. Mi sciolgo.

Li coccolo (forse non come meritano). Sì…i piedi mi rappresentano; li amo e sono fiera di loro.

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Ramm fuoco

– “Capo? Me putisseve rà l’accendino? [Scusate, potreste darmi l’accendino?]

– “Al massimo posso farti accendere”.

Rido, coprendomi con una mano. Poi mi rendo conto ed una frase mi fa riflettere.

– “Non lo vedi? Mica è contento come te!?! Sta tutte schiattate ‘ncuorpo!”

Due ore fa. Ed ora, mentre comodamente seduta smessaggio, mi colpiscono al cuore gli occhi che sbucano da dietro un borsone colorato. Sono di un cane che, tristemente, sembra chiedersi quanto manca. Me lo inizio a chiedere anche io…”Campoleone!!!”, olè.

Tornare pesa, pesa dover badare a se stessi, non poter dire “non ho voglia”, non poter piangere senza esser debole. Tornare fa sentire soli, lo so. Eppure tornare, in questo momento per me significa partire e so che gli occhi mi luccicano. Torno a Roma. Smetto i panni di bambina ed afferro la corazza. Torno senza pietà. Così, e solo così, tutto torna ad avere un senso. 

E ancora ripenso a quel ragazzo, alla me di un anno fa e capisco l’amaro.

[Depende todo de la perspectiva, de la manera de mirar lo que pasa alrededor.]

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                                                                                                            ¿No?

Curre curre

Io corro. Tu corri. Egli corre.

“Do’ cazzo vai?”. Come dargli torto.

Ricordo ancora che, da bambina (appena una manciata di anni fa se proprio dovesse prendervi la curiosità) giocare a nascondino mi provocava un piacere che, a tutt’oggi, mi risulta difficile da descrivere.

Avvertivo un formicolio fortissimo derivante, forse, da continue scariche di adrenalina che mi attraversavano. E mi piaceva, così come oggi mi piacciono tante altre cose.

[Sulle mie labbra]

Giocare a nascondersi, toccare un braccio e scappar via. Continuo a farlo: è la timidezza (ma solo in parte). Il resto è piacere.

Sì! P-i-a-c-e-r-e. Nessuna vergogna.Immagine

Aire

Com’è dolce, nell’aria, scivolare via.

Un improvviso calore se penso alle tue mani, alla gioia provocata da tocchi lievi e circolari sulla pelle liscia e profumata. Un contorcersi di piacere mentre il tempo scorre e, finalmente, a nessuno interessa. Nel silenzio mille parole, non dette, perdono ogni senso in un circolo vizioso di baci.

Tu baci me, io bacio te, tu ribaci me.

Questo è ciò che conta.

E mentre le gocce vengono giù e di te avverto solo l’assenza, riesci a riempirmi in ogni dove.

Chiudo a chiave la porta e mi gira la testa, mi sento terribilmente stanca. Meno male. Iniziavo a preoccuparmi. 

Mentre preparo il pediluvio per la sola gioia di osservare nuvole rose crescere sotto il getto, ho già sistemato l’acqua e preparato la tazza, quella nuova non mi appartiene. Avevo addirittura pensato di regalarla. Quella bianca e azzurra, ad esempio, mi è stata antipatica dal primissimo istante.

Poi una sequenza di gesti, di coccole meccaniche che mi regalo ogni sera pur di sentirmi viva. Profumo di buono, bevo, rubo un biscotto, due, tre ed un gianduiotto. Ho smesso di comprare cioccolato e “Rustiche”. Piccole e malsane abitudini si sono sostituite ai miei antichi amori. Mai avrei pensato di versarmi 1/2 bicchiere di vino bianco ogni sera. Che buono.

E poi vedo la bottiglia in frigo e mi sento triste, sola.

Castelli in aria. Artemide a terra.Immagine