Vedo oltre

Voci confuse riempiono l’aria di allegria. Sorridono contenti di poter lavorare in gruppo, chiacchierare e cercarsi. In questa confusione mi accorgo del sorriso malizioso, eppur candido di E.

Non si è accorta del mio sguardo su di lei, mi confondo tra loro. Lei si gira, approfittando della distrazione del compagno e gli sottrae un foglio, nascondendolo in un libro. Le si colorano le guance. Sulle labbra una smorfia che cela più di quel che vedo.

Il compagno se ne accorge e sorride. Lei sa ma non ha il coraggio di voltarsi. Un sorriso le illumina il viso.

Gli restituisce il foglio. Piccoli gesti, grandi intenzioni.Immagine

Alla ricerca di affetti perduti nel vuoto di quelli presenti

Un lieve tocco, un tuffo al cuore ed un salto indietro nel tempo, in un tempo remoto e dimenticato, rimasto lì ad ammuffire per decenni. Come sarebbe stato? Chi può dirlo.

E poi rumore, stridio di gesso ed una lavagna imbrattata, consumata dal tempo. Prossima al rancore mi chiedo come possa essere successo. Ridotta all’osso, mi odio e poi, dopo tanto affetto. Non capisco. Ma non nego.Immagine

Sentimenti contrastanti e la volontà di venirne fuori, secondo le mie regole. Il gioco mi sta stretto.

MoNeY

 

Erano anni che non ne vedevo uno. Vi è mai capitato di aprire un salvadanaio?

Io non credo di averlo mai fatto ma tante volte ho osservato mia madre farlo.

Monetine che balzano fuori da ogni dove, una pioggia di monetine, toccate da chissà quante persone che in quel momento appartengono solo a chi gioisce del loro tintinnio.

Ogni moneta rappresentava un sacrificio, una gioia, un sospiro, un sogno. Ed è così che sono cresciuta anche io, conservando, anelando e poi, alla fine, senza il coraggio di spenderle.

Sulla mia libreria ce n’è uno, colorato, allegro, invitante ma non ancora pieno. Mi regalerò un sorriso nell’attimo in cui lo aprirò e ne ricaverò tanti pacchettini di monetine.

Un pacchettino di monetine a distrarmi dalle prove.

CORAZÓN DE HIELO

Mi sono fermata, camminavo beatamente ignara della gravità dell’errore commesso quando un lampo a ciel sereno mi ha costretta ad aprire l’ombrello dimenticato a casa.

Non so più come si ama.

Eccola la verità che non riuscivo a decifrare, era lì davanti ai miei occhi come un’insegna a neon, di quelle mal funzionanti e decisamente kitsch  o come diavolo si dice.

Che diamine combini? E’ questo il punto di (non)ritorno? Voglio proprio augurarmi di no. 

E per la durata di un ciclo solare la vita ha per me perso ogni senso. Nada. Nothing. Rien. 

¿Quién soy? ¿Adónde voy? ¿Alguien me quiere? Persa ogni traccia.

E poi un tiepido raggio di sole ad asciugar le lenzuola umide, a penetrare nel buio della tana, spingendomi a socchiudere gli occhi. Incubo ad occhi aperti o nuda verità?

So che amo ma le persone che amo, forse, non lo sanno o hanno smesso di saperlo.

Soy culpable.

Mastrolindo

Nei gesti più banali, in quelli che sembrano sempre uguali, si nasconde il tempo.

Un tempo fatto di cicli, di scelte che sembrano ripetitivi e che, invece, smettono di esserlo nel momento in cui realizzi che non ne sei più parte, nell’attimo in cui pensi di esseri lavata i denti con il nuovo potentissimo Mastrolindo per poi scoprire che è solo l’ultima cagata uscita sul mercato. Che brutto colpo. Io non glielo avrei mai fatto comprare.

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Quando i mostri tornano a bussar di notte

Negli ultimi giorni la stitichezza si è impossessata di me causandomi enormi disagi e ritardi. Stamattina, però, la parola BASTA mi è apparsa chiara e ineluttabile, una verità inconfutabile. (Mi piace usare paroloni che nemmeno c’azzeccano poi tanto, mi piace c’aggia fà!).

Ho inspirato profondamente, mi sono seduta ed eccomi qua con la penna che, tra le dita, scorre sulla carta ingiallita. Che figa che devo sembrare in questo preciso istante!

Segui le stelle

nella boccia dei pesci

rossi finisci.

Sarà per questo che nella vita ho preferito non sognare e abbandonare, fors’anche troppo presto, quell’espressione che ti si dipinge sul viso e che il mio carnefice avrebbe definito “da beota”.

Sarà per questo che io al futuro non ho mai pensato (e continuo a non farlo), per la paura che da me ci si aspetti troppo. E invece quel troppo ve lo regalo io, per mia scelta. E voi: non accollatevi!

Ieri ho letto un post. Qualcuno potrebbe rispondermi: “E quindi?”. “E quindi niente – potrei sempre ribattere – ci ho pensato un po’”.

Da piccola non sognavo. Ora sogno quello che avrei potuto sognare quando la mia mente sconfiggeva incubi.Immagine

Se solo Rapunzel avesse avuto le extension

Per anni rinchiusa in una torre, aveva ormai dimenticato cosa potesse significare respirare a pieni polmoni, godere anche del più banale piacere offerto dalla vita.

Ma un bel giorno, proprio quello, un giovane Principe aveva urlato da sotto: “Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli, che per salir mi servirò di quelli”. Lei aveva immediatamente acconsentito e aveva ormai perso il conto delle volte che si erano incontrati. 

Decisero, così, di progettare la fuga della giovane fanciulla che sarebbe tornata finalmente libera.

Nonostante il palese disaccordo dei fratelli Grimm, i due innamorati riuscirono a portare a termine il loro piano. Decisero, quindi, di sistemarsi in una casetta al riparo dalla malefica strega.

No! Non aspettatevi qui il finale più scontato. Tanto nemmeno corrisponde a quello reale. 

Dopo appena due settimane la bella Raperonzolo decise di sottrarsi a quel nuovo castigo e di tornare nella torre. Dopo una notte insonne, piena di incubi e pippe mentali, decise di tagliare la sua lunga e forte chioma per evitare future tentazioni.

Ma chi me l’ha fatto fare?

Esistono torri che non sono fatte per essere espugnate o profanate. Non spacciamoci per salvatori.Immagine